Fare il pensionato all’estero. E vivere alla grande

Ennio e Vittorio hanno avviato due società di consulenza, rispettivamente a Panama e in Madagascar. Massimo, dopo lo sfratto, ha aperto un’attività alberghiera in Marocco. Davide, ricevuto il congedo dall’Arma dei Carabinieri, ha realizzato il sogno di vivere oltreoceano. I baby-boomers si affermano protagonisti di un fenomeno sempre più diffuso. Trasferirsi all’estero, trovare il proprio riscatto e arrivare a fine mese con serenità, godendosi veramente la pensione. Perché l’Italia “è una terra benedetta da Dio, ma bruciata dai politici”
di: Noemi Pizzola
27 Maggio 2014
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Antonio, romano, è stato linotipista per 25 anni, fin quando l’avvento del computer non ha ucciso la linotype. Si dedica otto anni alla fotocomposizione, per poi, visti i magri guadagni, abbandonare definitivamente il campo. Nel 1994 decide di aprire un bar, che vende nel 2006. Antonio ha 65 anni, una pensione di 830 euro e un affitto di 650. Terrorizzato all’idea di sopravvivere con soli 180 euro mensili nel portafoglio, prende una decisione radicale: trasferirsi in Bulgaria, dove si trovano alcuni amici. Nel 2007, assieme alla compagna, approda a Pazardjik, città sulle rive del fiume Evros con circa 134 mila abitanti. Fin da subito ha modo di appurare il vantaggio maggiore: le spese bassissime (mentre la lingua appare come l’ostacolo più arduo). La benzina costa 1,34 al litro, l’affitto di un appartamento in centro ammonta a 216 euro, mentre l’acquisto si aggira attorno ai 864 euro al metro quadro. Prezzi, se confrontati con quelli di Roma, che rendono evidente il carovita italiano: 1,80 per la benzina, 1.057 l’affitto in centro e 9.163 l’acquisto al mq (dati Numbeo).

I costi contenuti permettono ad Antonio di vivere dignitosamente, tanto che la gente del posto inizia a considerarlo come un uomo ricco. Antonio, ammalato di tumore alla vescica che sta curando in Bulgaria, si mostra entusiasta anche nei confronti del sistema sanitario: “Ho avuto modo di apprezzare la professionalità dei medici che mi stanno curando in maniera ottimale (la cura terminerà a metà 2014). Probabilmente in Italia non avrei ricevuto un trattamento migliore. Come pensionati, se siamo iscritti all’Aire, abbiamo la possibilità di richiedere all’INPS e poi alla ASL di competenza, il mod. E 121, il quale, una volta compilato dall’ASL e spedito alla omologa bulgara, dà diritto al pensionato alle cure ospedaliere gratuite e medico di base gratuito. Le medicine si pagano, ma con costi di molto inferiori rispetto all’Italia”.

E a chi gli chiede cosa ne pensa della Bulgaria, risponde: “Si potrebbe definire un Paese dalle grandi contraddizioni, con ampie sacche di povertà a cui fanno eco poche grandi ricchezze, originate probabilmente dalla criminalità. Ma è un luogo in cui è ancora possibile vivere a dimensione d’uomo, dove il tempo va dietro alle persone. Il paragone con l’Italia non regge: la nostra è una terra benedetta da Dio, ma bruciata dai politici”.

Guarda il video di Ballarò sui pensionati in Bulgaria


Come Antonio, sono circa 400.000 i pensionati italiani residenti all’estero, distribuiti in circa 130 paesi nel mondo (dati INPS). Gli americani hanno dato un nome al fenomeno: “early retirement abroad”, ritiro prematuro all’estero, dove i protagonisti sono i baby-boomers, i nati tra il 1945 e il 1964, la generazione che ha vissuto in prima persona il boom economico del dopoguerra, formata da individui idealisti, ambiziosi e sensibili alla qualità di vita.

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