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SOMMARIO

Cambiano i prodotti. Scendono i costi. Si modificano le condizioni per l’accesso al credito (dopo l’introduzione del Jobs Act). E per i prossimi mesi Of-Osservatorio finanziario prevede che le banche si daranno battaglia a suon di promozioni e nuove offerte. Quello che non cambia, invece, è la difficoltà dei giovani di ottenere un mutuo per l’acquisto della casa. E la sempre crescente richiesta di assicurazioni che proteggano il debito contratto dal rischio di licenziamento

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Il mercato del credito alle famiglie sembra aver superato la fase più acuta della crisi. E ritorna la domanda. Nell’ultimo trimestre del 2014, infatti, stando ai dati diffusi a inizio aprile dal Bollettino Statistico pubblicato da Banca d’Italia, le famiglie hanno ricevuto finanziamenti per un totale di 7.077,1 milioni di euro. Il 25% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Ma è un mercato che risulta cambiato radicalmente. Non solo a livello di prodotto e di offerta. Ma anche per quanto riguarda le garanzie accessorie e i requisiti di merito creditizio che concorreranno a definire i criteri per l’accesso al credito da qui ai prossimi mesi. Cosa accadrà dunque nel 2015-2016? Ecco i 6 trend per i prossimi mesi.

1. La guerra dei prezzi
Con i tassi di riferimento in continua discesa (l’Euribor a 1 mese è andato addirittura sotto zero) il 2015 si caratterizza per una ulteriore diminuzione dei costi dei mutui casa. Accompagnata anche da una riduzione degli spread (cioè la percentuale di guadagno della banca) come Of-Osservatorio finanziario aveva previsto un anno fa.
Le principali banche sul mercato, ma anche molte territoriali e istituti di credito solo online, infatti, nel corso dei prossimi mesi ingaggeranno una vera “guerra dei prezzi”, con l’obiettivo di attirare e acquisire nuovi clienti, sfruttando la situazione di tassi favorevole.

I mutui a tasso variabile sono quelli che convengono di più. E sui quali si concentrano anche la maggior parte delle offerte. Rispetto a un anno fa, infatti, il tasso annuo nominale dei finanziamenti a tasso variabile è diminuito del 16,51%, passando dal 3,92% di aprile 2014 al 3,27% del 2015. Mentre anche lo spread, dal canto suo, ha fatto segnare una riduzione media del 12,39%, dal 3,71% di un anno fa al 3,25% odierno.

Più consistente, invece, la convenienza dei mutui a tasso fisso. In un solo anno, infatti, il tasso finito è sceso del 32,65% (dal 5,88% al 3,95%). Mentre lo spread si è ridimensionato di conseguenza del 10,49%, dal 3,62% medio di aprile dello scorso anno al 3,24% attuale.
Anche i mutui a tasso misto, nel 2015, sono un po’ appetibili. I Tan medi si sono abbassati (-24,42%) passando dal 4,79% al 3,62%. Questo vuol dire che lo stesso finanziamento di 100.000 da restituire in 15 anni che fino a un anno fa costava 140.382 euro, nel 2015 richiede un costo complessivo di 129.742,20 euro. Per una differenza di oltre 10.000 euro.

---- Ma cosa accadrà nei prossimi mesi? Il ritorno al credito sembra aver portato le banche, quasi tutte, ad allineare gli spread a valori più contenuti. E la riduzione del costo del denaro che, almeno così afferma la Bce, continuerà a mantenersi stabile ancora per lungo tempo, non lascia presagire incrementi a breve termine. Anche i parametri di riferimento, ai loro minimi assoluti (ci sono anche tassi negativi) non sono previsti in rialzo nel breve periodo. E anche se è pur vero che, quando i tassi sono così bassi è chiaro che prima o poi torneranno a rialzarsi, tutti gli esperti del settore sembrano scongiurare il rischio di un rialzo repentino. Come avvenne nel 2008.

2. Le nuove offerte al 50%
Con i tassi che si riducono e gli spread che si abbassano, però, compare anche una nuova modalità di prodotto: lo spread è scontato se si accetta di finanziare una percentuale inferiore del costo della casa. Come a dire: si premia il cliente che ci mette del suo (cioè metà valore della casa), meglio se in contanti.

Così, ecco che sul mercato compaiono offerte dedicate a tasso fisso e variabile tra cui scegliere, quasi tutte a tempo determinato. Anche se nel corso dei mesi sono state più volte prolungate e riposizionate con condizioni migliori. Gli istituti di credito, infatti, sembra stiano ingaggiando una sorta di asta al ribasso. Con promozioni che alla scadenza vengono prolungate a condizioni migliori. E spread che di mese in mese si riducono di 0,10 punti percentuali. Supportate anche da una intensa pianificazione pubblicitaria. Intesa Sanpaolo, per esempio, offre uno spread dell’1,40% sul variabile. UniCredit e Carismi arrivano all’1,50%. Credem non supera l’1,60%. Mentre Webank arriva all’1,90%.

3. I mutui al 100%
Sul versante opposto, però, ritornano anche i mutui fino al 100%. Anche se si tratta di casi isolati più che di un vero trend. E destinati a tipologie di clienti differenti, per lo più affluent. Come a dire che la banca i soldi li da solo a chi ne ha già un bel po’ da parte. Intesa Sanpaolo, per esempio, permette di superare la soglia del 95%, almeno sulla carta. Mentre il nuovissimo mutuo di Cariparma Gruppo Crédit Agricole finanzia oltre l’80% del valore di perizia e fino al 100% del minor importo tra il valore di perizia e il prezzo di vendita. Si può scegliere la versione preferita tra quelle a tasso fisso e variabile. E se si sottoscrive la polizza assicurativa a protezione del prestito si può anche ottenere uno sconto sullo spread dello 0,50%.

4. Il ritorno della surroga
Intanto cresce anche il fenomeno della surroga. Cioè di chi decide di spostare il suo finanziamento in un altro istituto di credito ottenendo al tempo stesso condizioni di tasso migliori. Nel solo 2014, per esempio, il 10,9% delle domande di mutuo avanzate provenivano proprio da richieste di surroga. Mentre nel solo terzo trimestre dell’anno l’incidenza è stata maggiore, arrivando a pesare per il 14,6% sul totale delle richieste presentate.
E con l’inizio del nuovo anno sono state lanciate le prime offerte dedicate, con tassi promozionali in offerta. Banca Popolare di Milano, per esempio, è in campagna anche in Tv. Mentre BancoPosta ha ripristinato la possibilità di ottenere finanziamenti per finalità di surroga, dopo averli rimossi dal catalogo prodotti nel 2012.
Nei prossimi mesi, comunque, complice l’andamento dei tassi di interesse, le offerte potrebbero aumentare.

---- 5. Mutui e nuovi contratti di lavoro
È stato uno dei vincoli principali che hanno condizionato l’accesso al credito, soprattutto per le giovani coppie alla ricerca della prima casa. Il contratto di lavoro atipico, a tempo determinato o a progetto, infatti, negli anni più cupi della crisi ha costituito una sorta di soglia di sbarramento all’ottenimento di un finanziamento. Il credito si è fermato e le erogazioni si sono ridotte di conseguenza. Perché anche se le valutazioni di merito creditizio possono spaziare in vari ambiti, la presenza di un contratto a tempo indeterminato sembra essere l’unico requisito veramente indispensabile. In mancanza di questo, infatti, vengono richiesti garanti e assicurazioni, per legge non obbligatorie ma spesso spacciate come tali, a protezione del prestito.

Ma con i nuovi contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti introdotti da poco dalla riforma del lavoro (Jobs Act) la situazione cambierà? Le banche torneranno a erogare credito? E come verrà valutato il nuovo contratto? La questione per il momento lascia spazio a numerosi interrogativi. Il problema principale è poter misurare il rischio di licenziamento. Vale a dire: se sarà alta la percentuale di licenziamenti il credito potrebbe venire concesso meno facilmente, quasi come se si fosse in presenza di un contratto a tempo determinato o a progetto. È una questione statistica, in pratica: i dati generali contribuiranno a determinare l’orientamento delle banche. Anche se è ancora presto per avere prime indicazioni in merito.

Nel frattempo, però, le prime richieste sembrano rendere conto dell’incertezza della situazione. Come spiegano alcuni lettori a Of che riportano la necessità di stipulare una polizza assicurativa a protezione di un eventuale licenziamento insieme al mutuo stesso. Per una spesa aggiuntiva che va dai 6.000 ai 10.000 euro. In teoria la polizza non è obbligatoria, lo dice la legge. Ma alcuni istituti di credito la pretendono, comunque.

UniCredit, intanto, ha annunciato che applicherà per la concessione di prestiti e mutui a coloro che godranno del nuovo contratto a tutele crescenti gli stessi criteri di valutazione finora adottati per i lavoratori con contratto a tempo indeterminato. Anche Antonio Patuelli presidente dell'Abi e alla guida della Cassa di Risparmio di Ravenna non ha dubbi: il nuovo contratto favorirà l'ottenimento di prestiti personali. E già annuncia che l’istituto di credito è pronto ad accogliere positivamente le richieste di prestiti e mutui avanzate da lavoratori stabilizzati con la nuova normativa. Sulla stessa linea di pensiero anche il presidente di BNL Gruppo BNP Paribas, Luigi Abete. Che prospetta una maggiore facilità nell’erogazione dei mutui.

6. Il boom delle assicurazioni
Si tratta delle assicurazioni a protezione del prestito, le cosiddette Cpi che tutelano in caso di licenziamento, morte improvvisa o inabilità temporanea al lavoro, a volte richieste quasi come indispensabili ai fini dell’ottenimento del finanziamento per l’acquisto della casa, soprattutto se i richiedenti sono giovani con contratti atipici (vale a dire tutto ciò che non è a tempo indeterminato). Anche se la legge è chiara, e dice che non solo non sono obbligatorie. E non è necessario farlo con la banca che eroga il mutuo.

In alcuni casi per chi sottoscrive la polizza, c’è anche uno sconto sullo spread. Cariparma, Gruppo Crédit Agricole, per esempio, per i sottoscrittori di un mutuo a tasso variabile consente di ottenere uno spread del 3,50% (invece che del 4%) a patto che si sottoscriva la polizza multirischi Cpi a protezione del credito.

Nei prossimi mesi, il boom delle polizze potrebbe continuare. Come testimoniano anche le numerose lettere inviate alla redazione di Of. Perché non essendo ancora chiaro il metodo di classificazione dei nuovi contratti di lavoro a tempo indeterminato, l’assicurazione che tutela in caso di licenziamento potrebbe continuare ad essere vista come uno strumento di tutela in più per l’istituto di credito erogante. Insieme, probabilmente, alla richiesta di fidejussioni che coinvolgano i genitori.

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